Hansjörg Auer: la spaventosa e rischiosissima calata in doppia, il video e l’intervista

Intervista al 34-enne alpinista Hansjörg Auer sulla sua rischiosissima calata dalla parete sud di Achplatte in Austria il cui video ha monopolizzato i social.

Il video l’avevamo visto appena era stato pubblicato su Instagram, quando aveva meno di 100 visualizzazioni. Ma, lo ammettiamo, l’abbiamo immediatamente scartato, era semplicemente “troppo”. Troppo al limite, troppo pazzesco, troppo “diseducativo”. Semplicemente troppo. E mentre faceva il giro della rete – ieri su Facebook era stato visto più di 500.000 volte – ci siamo chiesti se forse non era il caso di sentire l’autore Hansjörg Auer. Cioè parlare con chi in passato ne aveva viste di cotte e di crude – ricordiamo la free solo della via Attraverso il Pesce nel 2007 dopo una velocissima perlustrazione dall’alto e in quasi totale solitudine – e di chiedere quindi allo stesso protagonista che avrebbe potuto spiegare meglio cos’è successo quel giorno in parete. È chiaro che quella calata fatta dal 34enne alpinista austriaco è una manovra d’assoluta emergenza. Com’è chiaro che lui ci ha risposto alle nostre domande non perché gli serva un’attenzione mediatica maggiore ma perché, come ci ha detto, pensa “che sia appropriato, poiché sembra che la comunità dei climber sia stata molto coinvolta ed è giusto e necessario dare più informazioni e dire di più su ciò che è successo.”

Hansjörg, ci racconti cos’è successo lassù?
Volevo salire una sottile linea di ghiaccio sulla parete sud della Achplatte: si forma molto di rado e l’avevo notata alcuni giorni prima. Conoscevo la parete nella sua veste estiva, nel 2005 ci avevo anche aperto una nuova via di roccia. Sapevo quindi che l’arrampicata non sarebbe stata troppo verticale. In realtà non volevo portare con me altra attrezzatura (corda, imbrago, viti da ghiaccio), siccome alla fine per scendere si traversa verso destra lungo una cengia. Poi quando sono partito ho deciso di prendere la corda, perché col binocolo mi sembrava di aver visto che lo strato di ghiaccio fosse molto sottile.

E poi?
Finito l’avvicinamento ho iniziato ad arrampicare. Dopo le placche piuttosto facili ma ricoperte da neve, il terreno ha iniziato a diventare più ripido e l’arrampicata più difficile. La linea era in gran parte composta più da neve congelata che da ghiaccio. Gli ultimi dieci metri in solitaria non erano proprio facili ma ho semplicemente pensato che ben presto tutto sarebbe diventato meno impegnativo.

Ma…
Tutto ad un tratto mi sono trovato su una piccola cengia: non riuscivo a salire né a scendere, soprattutto perché ero in solitaria. Grazie a Dio ho trovato quel piccolissimo sasso, congelato nel ghiaccio all’altezza di quella piccola cengia. Ho deciso di calarmi su di esso per circa 30 metri, la parete era incirca 80°. Poi ho trovato una variante più facile a sinistra e sono salito fino alla fine della via.

Non potevi semplicemente chiamare aiuto?
Lassù non arriva nessuno in fretta 😉

Dicevi che non avevi scelta. Ma parliamoci chiaro, presumibilmente per ritrovati in quella situazione qualche errore è stato fatto.
Giusto. E senza la corda avrei dovuto tentare di scendere arrampicando in discesa. Avevo più o meno sbagliato la linea e la riduzione all’essenziale del materiale mi ha lasciato poco spazio di manovra.

Come lo giudichi, quel momento?
Una situazione in cui uno non si mette volontariamente. Ma può succedere e la cosa più importante è trovare da soli una soluzione. E l’ho fatto.

Hai fatto molte cose pericolose e anche spaventose in passato. In primis la salita slegato della Via Attraverso il Pesce in Marmolada, ma sicuramente ce ne sono stati altri momenti. Quindi se dovessi paragonare questa esperienza rispetto alle altre?
Per un breve periodo la situazione è stata una merda. Ma a volte non hai altra scelta in montagna, e non puoi annullare una decisione già presa. Questa situazione era semplicemente il risultato di una decisione sbagliata, e in quel momento devi stare tranquillo e trovare una via d’uscita. Ma sono proprio quei momenti che rendono l’alpinismo, fuori dai sentieri battuti e con uno stile minimalista, per certi versi interessante.

Solitamente momenti come questi finiscono per essere storie raccontate davanti ad una birra con gli amici. Tu invece hai scelto di postare questo video online. Perché? E ti aspettavi questa grande diffusione?
Dopo ogni salita c’è una storia da raccontare e le storie in cui uno riesce a salvarsi per miracolo sono naturalmente quelle più intense. Ma ovviamente non vado a scalare per produrre storie di questo genere. A posteriori direi di sì, è stato un errore mettere il video online e forse sono stato ingenuo a credere che si sarebbe perso ben presto nella rete.

Come mai l’hai filmato?
Buona domanda. Ho semplicemente pensato che dovevo registrarlo, perché non farò una cosa di questo genere tutti i giorni. E mi piace condividere cose che non si vedono o non si fanno ogni giorno, piuttosto che condividere altro. Sono totalmente onesto. Ma forse avrei dovuto mostrarlo solo ai miei amici più stretti.

Sai che c’è gente che ti giudica pazzo?
Che molte persone mi definiscano “pazzo” non lo trovo molto bello. Ho forse un approccio diverso al rischio, e a volte penso ad idee da realizzare in montagna che gli altri rifiuterebbero immediatamente. Ma non per questo sono un pazzo.

Cos’è che ti motiva Hansjörg?
Ogni passione che arde è meglio che seguire il flusso di tutti con una mezza fiamma. E non importa se ami tirare le tacche, le pareti freddi e gelate, oppure l’alta montagna. L’importante è avere una passione. Avevo scritto la seguente frase già una volta quest’anno e penso che si addica bene anche in questa occasione: “Assaporare l’intensità della vita nuovamente e nuovamente ancora è una cosa che mi spinge a partire per nuove avventure.” Ma per farlo devi uscire dalla zona di comfort. E, facendolo, puoi trovarti in una situazione come sulla sud della Achplatte.

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