Via Ventura, première e arrampicata in Vallunga

Il racconto di Lorenzo Ventura dell’apertura della Via Ventura, una nuova linea sul Piza de Chedul in Vallunga (Val Gardena – Dolomiti), salita per la prima volta il 19/09/2014 insieme ad Ivo ed Eddy Rabanser.

23 Luglio 1980 – Insieme ad amici decidiamo di festeggiare l’anniversario del mio matrimonio: meta rifugio Alimonta. Allora ero solo un escursionista, appassionato però della storia dell’alpinismo che mi aveva affascinato fin da bambino per merito di mio fratello Giovanni. Insieme a Bruno Detassis, proprio nelle vicinanze del rifugio, aveva aperto una via sul Gemello inferiore, breve ma, tosta per quei tempi. Graffer, Detassis, Aste, Livanos, Bonatti, Maestri, Steinkötter erano i miei miti ed eroi di allora.

Arrivammo nel primo pomeriggio, rimasi estasiato dall’ambiente e piacevolmente colpito dalla calorosa accoglienza dei gestori. Al tramonto, sulle piastre con mia moglie, fui completamente preso dalla Torre di Brenta accesa di rosso. Mi raggiunse Fiore Alimonta, chiacchierammo del più e del meno. Intuendo la mia emozione, prese ad indicarmi, nome per nome, tutte le cime del Brenta scrutabili dai nostri occhi e mi portò all’attacco della via aperta dal "re del Brenta" insieme a mio fratello; gli confidai che un giorno, sicuramente, sarei salito su una di quelle cime.

Mattino del 24 luglio 1980 – Giornata da cartolina, prendiamo il sole cercando di riprenderci dalle esagerazioni alcoliche notturne. Si presenta davanti a noi Fiore con corda, moschettoni ed un imbrago per me dicendomi: dai Lorenzo mi farebbe piacere portarti in cima alla Torre del Brenta per la "via normale", vedrai che bello, non puoi tirarti indietro. Gran merito quello di Fiore, ebbe la capacità di cogliere il momento in cui ero particolarmente ricettivo e così mi aprì la porta, che non si è mai più chiusa, verso un mondo nuovo, unico, fantastico.

Fu così che a 30 anni sbocciò la mia passione per l’alpinismo, un amore stupendo fatto di grandi gioie, di sofferenze, di fatiche e sacrifici, di paure, di delusioni, di rinunce, di complicità e di amicizia con i compagni di cordata, pochi invero perché, se non esiste sintonia, non c’è il piacere della condivisione. Avendo già due figli, delle responsabilità, un lavoro che ti concedeva poco tempo libero e provando un profondo rispetto per quell’ambiente nuovo ed innaturale scelsi di farmi introdurre nel mondo affascinante dell’alpinismo da dei professionisti. Ad essi devo molto, in quanto mi hanno fatto migliorare in tutti i sensi: come uomo per prima cosa, poi come alpinista. Parto, vado, non so quando arrivo, quanto ci impiegherò, ma tornare a casa per me è sempre stato un imperativo. Essere consapevoli dei propri limiti pure, mi sono sempre detto "vola basso per continuare a volare".

Mi definisco un alpinista modesto, forse meglio un arrampicatore (alpinista è una parola che deve avere la A maiuscola), in perenne dubbio sulle proprie capacità, ma curioso, tenace, con la voglia di progredire, di migliorare, di non accontentarsi, di mettersi alla prova, forse non così tanto scarso come mi dipingo. Non ho mai tenuto un elenco delle vie percorse ma, sono parecchie, direi tante, le ricordo tutte, le linee sono impresse nella mia mente, i passaggi delicati pure. Le facili come le difficili, tutte hanno un loro perché, la loro storia, il loro significato e tutte sono belle.

Sono passati trentacinque anni, sono ancora pronto ad emozionarmi, adesso come allora, un fuoco che non accenna a spegnersi. Spesso mi domando perché ma, non so dare una risposta razionale.

Tre anni fa Ivo Rabanser, mi propose arrampicare sul Ciampanil de Val in Vallunga per la Rosmarie (via sua che dedicò alla moglie). "Ma non è friabile tutto quel giallo? Dai Ivo, con tutto quel ben di Dio che ci offrono il Sella ed il Sassolungo, proprio in Vallunga mi devi portare", chiesi all’amico. "Fidati Lorenzo, non te ne pentirai", questa fu la sua lapidaria risposta.

Così scoprii la Vallunga dal punto di vista alpinistico, una bella donna, schiva, sconosciuta ai più, difficile da conquistare, affascinante per i suoi silenzi, spettacolare per l’ambiente, la potrei definire una Yosemite Valley nostrana, con tutte quelle torri e quei bastioni che fanno da scudo alla valle. Mi sorpresi come potesse essere così bella, intima, e stranamente poco frequentata dagli arrampicatori. Avevo riscoperto così il gusto dell’avventura e mi sentivo piacevolmente soddisfatto ed orgoglioso di poter godere di questo privilegio. Contemporaneamente ero meravigliato del fatto che la Vallunga fosse famosa solamente per le sue cascate di ghiaccio; eppure Vinatzer, nel lontano 1931, l’aveva portata all’attenzione del mondo alpinistico con la sua via sulla Steviola. Dopo quella via ne seguirono altre, tutte belle e di soddisfazione e fui sempre più conquistato dalla Vallunga, nella quale mi sentivo a casa, così come mi capitava nel Brenta, al rifugio Alimonta

Nella tarda primavera del 2014 Ivo mi propose di salire un pilastro di oltre quattrocento metri sulla Piza de Chedul, per una via che aveva percorso in solitaria molti anni fa. Insieme a noi si unì anche suo fratello Eddy. Partimmo al mattino alle nove e fu un piacere arrampicare in quell’ambiente. Ci siamo divertiti un sacco su questa bella via che merita, a mio parere, di diventare maggiormente conosciuta, anche in virtù del rapido accesso, per chi come me ha ginocchia fragili, l’ambiente stupendo con panorami unici e la comoda discesa per la val Chedul su prati e per boschi.

Al ritorno in valle, guardando soddisfatto la Piza de Chedul, rividi la linea di salita e chiesi ad Ivo se non riterrebbe opportuno aprire altri itinerari su quella bella muraglia che si staglia, a guisa di leone, a guardia della valle.
Certo che sì fu la sua risposta: a destra c’era una linea che saliva diritta, che mi intriga. "La faremo insieme", mi disse con tono semiserio. "Per me sarebbe un onore ed un piacere", risposi. "Ho fatto qualche prima ripetizione ma, una via da aprire, proprio mi manca, sarebbe una bella soddisfazione per festeggiare i 35 anni di attività, un sogno che inseguo".

19 settembre 2014 – Partiamo per il nostro obiettivo alle 8.30 del mattino da Santa Cristina. Sono agitato al pensiero, la notte non ho dormito, l’intestino, probabilmente per l’agitazione ha ampiamente somatizzato. Pensieri negativi mi avvolgono: è un mese che non arrampico, non sono all’altezza, fisicamente non mi sento a posto, guarda che pancia hai, dove cazzo mi sono andato ad infilare. Contemporaneamente si fa sempre più forte l’altra voce dall’intimo, quella positiva, la vincente: ma che cosa dici Lorenzo, ce la farai, non dubitare di te, vuoi forse abbandonare il tuo sogno, tira fuori gli attributi, non tradire la fiducia che Ivo ed Eddy hanno riposto in te. Abbi orgoglio e determinazione, arrampica soprattutto con il cervello (il fisico oramai lascia a desiderare)!

All’attacco sono determinato, deciso, pronto a lottare, nonostante qualche inevitabile lamento. Le nebbie si sono dissolte, un’euforia ed una forza mai sentita prima mi prendono, una vocina dentro di me mi dice "caro Lorenz oggi sarà un giorno che ricorderai per sempre, cogli l’attimo". Aprire una via ti dà una forza, una spinta ed una convinzione che non avevo mai provato da ripetitore.

Ore 18.15 siamo in cima, felici. Bella via, impegnativa – un camino al terzo tiro, liscio come l’olio, che mi ha fatto vedere i sorci verdi ed impegnato al massimo, maledetti i licheni! La linea si è rivelata più continua, varia e difficile di quella aperta precedentemente da Ivo sullo stesso versante. Che soddisfazione per un sessantacinquenne – chi l’avrebbe detto! Sono commosso ed emozionato, come un ragazzino innamorato, rivedo nel mio cuore e nella mia mente la Torre di Brenta, le Dolomiti, il gruppo del Monte Bianco, il Nepal. Sono un uomo fortunato.

Care montagne, finché ci sarà fiato e cuore mi dovrete sopportare, non ci sono donne, Marlboro, cibo e vino che tengano. La dea bendata ci ha accompagnato e protetto, non facciamo in tempo a togliere gli imbraghi che si scatena il diluvio, scendiamo veloci per il bosco.

Grazie Ivo, grazie Eddy, il sogno si è avverato. Grazie per la vostra sensibilità e l’amicizia che mi avete sempre dimostrato e grazie per avere deciso di dare il mio cognome alla via per premiare i 35 anni di appassionata attività alpinistica. Non posso fare a meno di rivolgere un pensiero alla famiglia Alimonta ed alla cara Ninny in particolare; a Renzo Springhetti, a Marco Furlani, il mio maestro, che per venti anni mi ha sopportato ed insegnato nella vita ed in montagna, al prezioso fidato inossidabile Mino Frera, a Massimo Datrino, ai miei figli, a mio fratello Giovanni, alle donne che ho amato.

di Lorenzo Ventura

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Jacopo Larcher ripete Helmutant a Saustall

Il climber Jacopo Larcher ha ripetuto Helmutant 9a nella falesia di Saustall vicino a Merano.

Ieri mattina Jacopo Larcher si è aggiudicato la prima ripetizione di Helmutant, la via di 9a liberata nell’aprile 2014 da Michael Piccolruaz a Saustall, la bellissima placca di gneiss nella Val Senales sopra Merano.

Il 25enne climber di Bolzano sta godendo di un bel periodo di forma dopo alcuni mesi di stop causa un infortunio ad un dito – recentemente in Spagna ha chiuso un 8b+ a-vista mentre a Lorüns in Austria ha liberato in progetto gradato 8c+ – e la rotpunkt di ieri chiude un cerchio aperto 4 anni fa quando Helmutant era ancora un progetto da liberare.

“In quel periodo l’avevo provata spesso” ci ha raccontato Larcher “ma c’era sempre quel difficile movimento e non riuscivo a passare. Adesso ci sono riuscito, in soli tre giorni, con mia grande sorpresa. E’ stato bello constatare questo progresso.”

Jacopo Larcher ha ora in programma una spedizione, ancora in fase di definizione finale, insieme all’austriaco Hansjörg Auer, agli spagnoli Iker Pou ed Eneko Pou e al belga Siebe Vanhee. Il viaggio promette di essere molto interessante, ma di questo parleremo sicuramente quest’estate.

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Liberi di scegliere, nuova via di Andrea Polo e Gabriele Gorobey nelle Alpi Giulie

Sul Monte Robon nelle Alpi Giulie, Andrea Polo e Gabriele Gorobey hanno aperto Liberi di scegliere (200m, 8a/a+)

Nel corso di tre estati due fortissimi giovani climber, Andrea Polo e Gabriele Gorobey, hanno aperto Liberi di scegliere, una nuova via di 8a/a+ sul Monte Robon nelle Alpi Giulie. Una linea di 200 metri, aperta dal basso (e di cui manca per ora la salita in libera in giornata) che per la sua difficoltà e la sua bellezza si pone come nuovo punto di riferimento per le vie di più tiri in quel bellissimo e, a torto un po’ trascurato, angolo del mondo che è il Friuli Venezia Giulia.


LIBERI DI SCEGLIERE
di Andrea Polo

Ho visto per la prima volta la parete del Monte Robon circa vent’anni fa durante una gita sociale organizzata dal CAI di Udine. Ricordo una piacevole camminata come tante, impreziosita dal nitido immagine di una compatta parete di calcare grigio. Di lì a poco, compiuti i sedici anni, iniziai a frequentare un corso di alpinismo su roccia. Finalmente avevo raggiunto il tanto desiderato obiettivo, volevo a tutti i costi arrampicare!

Era il 1997, io muovevo i primi passi e il grande Marco Sterni tracciava le prime vie della parete, apertura dal basso, tutto a fix e difficoltà sostenute. Nel 2002 ebbi la fortuna di accompagnare il mio amico Cama su ”La bellezza non conosce paura”, capolavoro di Sterni con difficoltà di 7c max e 7b obblig., era la mia prima esperienza su una via di più tiri al di fuori del corso di alpinismo e la seconda volta ai piedi di questa bella parete. Riuscimmo, mi sembra, a salire solo i primi due tiri, l’arrampicata complessa e di difficile lettura decretarono la prematura fine della nostra piccola avventura.

Non ne ero pienamente consapevole ma ormai il fascino di questo luogo e la bellezza della roccia mi avevano ammaliato. Negli anni successivi ritornai molte volte per provare e ripetere le impegnative vie della parete finché ad una ad una si lasciarono tutte salire.

Dopo anni di pratica e di costante dedizione mi considero ormai un arrampicatore fanatico, cosciente dei pregi e consapevole dei difetti che, ahimè, ciò comporta. Grandi sacrifici, rinunce, scelte, compromessi, tutto ruota intorno alla scalata, a cercare di “superare il limite” e a creare qualcosa di nuovo per me e per i futuri ripetitori. Con grande motivazione e energia mi sembrava fosse giunto il momento di creare qualcosa di nuovo, una salita all’altezza delle vie già tracciate ma con uno sguardo rivolto al futuro e a nuove difficoltà.

Fu così che nell’estate del 2010 individuai una linea che valeva la pena tentare. Quell’estate feci solo un tentativo accompagnato da Stefano Staffetta, il caldo e le difficoltà elevate fermarono la mia avventura al quarto fix del primo tiro. Per me non fu un fallimento ma solo l’inizio di un nuovo percorso. Purtroppo non è facile trovare compagni di fiducia e motivati ad accompagnarmi in parete, passano infatti due anni senza riuscire a provare nuovamente.

Finalmente nel 2012, parlando con Gabriele Gorobey (Sbisi), percepisco anche da parte sua la voglia di creare qualcosa di nuovo, gli racconto del mio progetto e gli propongo di unire le forze per tentare la nuova via. Sbisi si appassiona subito al progetto e immediatamente organizziamo un fine settimana in parete. Il primo giorno tentiamo per ore di oltrepassare il punto raggiunto da me nel primo tentativo effettuato, ma dopo innumerevoli voli gettiamo la spugna. Entrambi non vogliamo perdere la giornata e immediatamente decidiamo di raggiungere la soprastante terrazza con mughi che speriamo diventerà la partenza del nostro terzo tiro. Sfruttando una cengia e dopo un facile tiro di raccordo, in breve arriviamo sulla terrazza. Allestiamo la sosta e iniziamo ad aprire. A fine giornata siamo a buon punto e a pochi metri da dove pensiamo allestiremo la sosta successiva. Ci caliamo a notte fonda stanchi e affamati, pronti a trascorrere una bella nottata in questo posto fantastico. Il giorno dopo ultimiamo il tiro e scendiamo di nuovo alla base. Studiamo meglio la parete e individuiamo una linea che con eleganza sembra possa vincere la strapiombante parete sotto la cengia con i mughi. Ormai è tardi e scendiamo a valle. Quell’estate non siamo riusciti a ritornare sul progetto.

Nell’estate 2013 trascorriamo solo una giornata in parete per tentare nuovamente la dura partenza. Il copione è come quello dell’anno prima, non passiamo. Parliamo un po’ e consideriamo una nuova partenza, la linea individuata l’anno prima. Tentiamo subito, la scalata è impegnativa ma procediamo abbastanza veloci e saliamo fino al settimo fix. In questo punto della parete gli appigli tendono un po’ a scomparire… proviamo entrambi a lungo ma cadiamo sempre nello stesso punto e non riusciamo a fermarci per posizionare i cliff. Io e Sbisi abbiamo grande rispetto per la roccia e per le sfide che ci propone, non vogliamo forzare la chiodatura e decidiamo che per superare quel muro bisogna solo pensare a scalare. La protezione la piazzeremo più in alto dove è evidente che ci sarà modo di fermarsi. Purtroppo la giornata finisce in questo punto, ormai stanchi e con la pelle finita ci ritiriamo.

L’avventura ricomincia quest’estate, ai primi di giugno saliamo alla base della parete. Il paesaggio è irreale per la stagione, c’è neve ovunque e per partire sulla via bisogna scendere da un muro di neve alto quasi cinque metri… Parto io e salgo fino all’ultima protezione piazzata lo scorso anno. Dopo un breve riposo inizio a salire, l’aderenza è ottima e sento bene gli appigli. Faccio un paio di voli ma ho individuato una tacca che sembra tenibile. Riprendo a scalare e gridando afferro con rabbia la tacca, la stringo più che posso, alzo i piedi e con cautela faccio ancora qualche movimento fino alla presa buona, pianto un buon chiodo e tiro un sospiro di sollievo. Recupero il trapano e piazzo il primo fix del giorno. Riparto motivato fino all’ultima protezione del tiro dove Sbisi mi da il cambio e come un razzo raggiunge il punto di sosta prefissato, piazza i fix e il primo tiro è fatto! Siamo super contenti, il tiro è bellissimo e richiede grande precisione nella scalata, un vero gioiello.

Il secondo tiro è la grande incognita, la parete sopra di noi è avara di appigli e alcuni tratti sembrano proprio lisci. Potremmo aggirare il problema salendo parecchio a destra ma sarebbe molto più logico e bello vincere il compatto strapiombo grigio sopra la nostra testa. E’ il turno di Sbisi ed è super motivato a tentare la linea diretta. Tra equilibri precari e grandi bloccaggi, procede fino a posizionare il terzo fix, la roccia è fantastica. A questo punto l’intensità sale e non riusciamo a progredire ma siamo ottimisti per quello che ci aspetta il giorni dopo. Abbandoniamo tutto in parete e praticamente sciando, scendiamo a valle. La mattina dopo risaliamo la corda fissa e Sbisi riparte all’attacco. Con le braccia riposate passa subito, piazza il fix successivo e riparte per la parte finale del tiro. In questo tratto compie un vero capolavoro, scala a vista una sezione molto tecnica e difficile su roccia sporca, sbuffa, grida, lancia ma non molla e sale alto superando tutte le difficoltà. In breve raggiunge la cengia con i mughi, salgo anche io e iniziamo a festeggiare. Il secondo tiro è sotto i nostri piedi, l’incognita è stata risolta e ora la via verso l’alto è aperta!

Una settimana dopo riapriamo le danze, superiamo il terzo tiro che avevamo già aperto due anni prima e velocemente apro il quarto tiro, la lunghezza più facile e scalabile incontrata fino a questo punto. Raggiunto un buon punto di sosta siamo ora al cospetto di quello che pensiamo sarà il nostro ultimo tiro. All’inizio la parete sembra scalabile ma più in alto la roccia pare meno appigliata. La linea è logica e di là proveremo a passare. Ora tocca nuovamente a Sbisi, con gran classe scala il bellissimo muro grigio fino a piazzare il quarto fix. Dopo qualche volo riesce a passare, continua ad arrampicare su un tratto più facile, si muove con gran sicurezza e sale parecchi metri sopra l’ultima protezione, raggiunge delle ottime prese e piazza l’ultimo fix del giorno. Oggi è stata una giornata molto produttiva, ormai è tardi e felici scendiamo.

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Sabato 5 Luglio è il giorno decisivo. A questo punto è una lotta tra Sbisi e la parete. Piazza subito un fix fuori dallo strapiombo per proteggere in sicurezza un’eventuale caduta. Oggi è con noi anche il nostro amico Leonardo Comelli, è venuto a farci le foto durante l’apertura. Siamo un bel team ed è molto motivante. Dopo un paio di voli per ripulire gli appigli Sbisi riesce a passare e a piazzare la protezione successiva. Ora è di nuovo il mio turno, salgo gli ultimi stupendi quindici metri di via e raggiungo una comoda nicchia dove piazzo la sosta, la nostra via finisce qui. Dopo svariati sforzi siamo riusciti a terminare il nostro progetto, un percorso che si chiude e che ora lascia spazio al solo piacere della scalata.

E’ la nostra prima esperienza di apertura in montagna e siamo davvero contenti del risultato. Le lunghe giornate trascorse insieme in parete non ci sono mai pesate, ci sentivamo “parte dell’ambiente” e insieme ce l’abbiamo fatta. Aprire questa via è stato un grande impegno anche perché volevamo creare qualcosa di nuovo degno della bellezza di questo luogo e in linea con le altre vie della parete. Speriamo nel riscontro positivo dei futuri ripetitori.

Il 19 Luglio siamo ritornati in parete per fare delle foto e riprese video. Abbiamo liberato subito i primi due tiri. Purtroppo a causa della meteo inclemente e di impegni vari sono riuscito a ritornare in parete solo il 30 Agosto in compagnia di Alberto dal Maso. Ho scalato il primo tiro superando lunghi tratti bagnati con grande dispendio di pelle e energie ma sfortunatamente a pochi metri dalla sosta sono scivolato e ho concluso il tentativo penzolando sulla corda. Visto le brutte condizioni ho preferito non rifare il tiro e concentrarmi solo nella libera del terzo e quinto tiro. Abbiamo raggiunto la cengia e a fatica sono riuscito a liberare il bellissimo e lungo terzo tiro. Il quarto è stato salito a vista da Alberto e al primo tentativo, quasi incredulo ho salito anche l’ultimo tiro. In sosta ho provato davvero una grande soddisfazione. Successivamente non siamo più riusciti a ritornare e quindi la salita integrale in libera in giornata sarà l’obiettivo del prossimo anno.

Un grandissimo ringraziamento a Sbisi, mio compagno d’avventura, senza di lui sarebbe stata un’odissea…. e agli amici che ci hanno sempre sostenuto e motivato per questo progetto, in particolare a Leo Comelli, Alberto Giassi e Luka Fonda per averci fatto le foto e le riprese video sulla via.

Liberi di scegliere… liberi di sognare, nella vita come in montagna, grazie a tutti e buona scalata!


LIBERI DI…
di Gabriele Gorobey

Mi è stato chiesto da Andrea se volessi aggiungere qualcosa al suo articolo… Lui è il preciso dei due in queste cose.
Ci sono molti aneddoti e momenti accaduti in quelle giornate, ma non è ora il momento di raccontarli. Siamo stati affiatati ed è stato magico. Andrea è una scalatore fortissimo, fanatico, preciso. E’ da molti anni che scalo con lui ma il suo modo di leggere la roccia riesce sempre a stupirmi. Il nostro legame è diventato molto forte e voglio ringraziarlo perché grazie a lui è nato tutto questo.

Che posso dire io che non è stato già detto? Be’ forse il perché io ero li… Amo la scalata a 360 gradi, è la mia vita. Il mio desiderio è sempre stato di viverla in tutte le sue forme e ricercare la polivalenza per potermi considerare un giorno un vero scalatore. Ho ripetuto vie ma era ora per me di mettermi alla prova.

Ho avuto in casa esempi di amici come Mauro Bubu Bole, Marco Sterni, Aldo Michelini, Erik Svab, Mario Cortese, Stefano Staffetta… mi hanno raccontato storie, momenti che mi facevano venire la pelle d’oca perché parlavano tutte la stessa lingua: AVVENTURA! Se pur nel nostro piccolo, proprio di questo ora avevo voglia, di percorrere nuove strade, ricordarmi che sono vivo e che il mio cuore può battere forte, sentirmi libero! E questo che ho sentito mentre attraversavo porzioni di roccia liscia lontano dall’ultima protezione, sfidando l’incertezza, appendendomi a un cliff di dubbia tenuta, sperando di farcela e lottando con tutte le mie forze…

In quei momenti di massima concentrazione accade qualcosa di strano che ci scollega dal normale senso di vita a cui siamo abituati e dalle normali paure di ogni giorno. E’ qualcosa di più sano e primitivo che si risveglia, che forse ci riconduce al vero senso della vita e che ci fa lottare per qualcosa in cui crediamo. Ogni momento è pregno di questa energia, improvvisamente riesci a respirare più a fondo del solito ed ha un altro sapore. Diventa tutto chiaro, ora so cosa devo fare, non ho altre preoccupazioni, paure inutili e infondate sul futuro, soldi, lavoro… sono io, sono lì, ora, sono vivo, e sono libero… sono libero di scegliere!

Ringrazio il mio amico Andrea, Alberto, Luka Fonda, Leo, tutti gli amici e le persone con cui riesco a condividere tutto questo! Ringrazio i miei sponsor in particolare E9, mes-italia, S.C.A.R.P.A., Fly Service e anticaduta.com.

Se pur una “piccola” realizzazione, le cose sono tanto grandi quanto il senso che noi gli vogliamo dare… Dedico la via al mio amico Francesco Bigazzi e a mia cugina Paola che prematuramente pochi mesi fa ci hanno lasciato. Due persone a cui ero molto legato e che, se pur non scalando, condividevano con me questi sentimenti. Chiudo con le ultime parole che Paola ha scritto in ospedale:

SE PER TE UN SORRISO È TUTTO
NON C’È DIFFERENZA TRA VITA O MORTE
C’È SOLO GIOIA
C’È SOLO AMORE
PER CHI LO SA CAPIRE
PER L’ANIMO PURO ED IL CUORE APERTO…
BISOGNA AVERE CORAGGIO, LANCIARSI, VIVERE
GUARDO INDIETRO E AMO TUTTO CIÒ CHE HO FATTO
GUARDO AVANTI E NE VOGLIO ANCORA
PERCHÈ PER VIVERE MI BASTA UN SORRISO
IL SOLE CHE SPLENDE
I MIEI AMICI
E UN PO’ DI MUSICA

SCHEDA: Liberi di scegliere, Alpi Giulie

CAI, FASI, CONAGAI, UISP: Lavorare insieme per l’arrampicata

Uno storico incontro tra il Club Alpino Italiano, Federazione Arrampicata Sportiva Italiana, Collegio delle Guide Alpine Italiane, Lega Montagna (Unione Italiana Sport per tutti) apre nuove prospettive nel mondo dell’arrampicata. Pubblichiamo il comunicato finale (condiviso) di quello che sembra rappresentare un primo importante passo.

L’arrampicata indoor e outdoor è una delle attività ricreativo-sportive che ha riscontrato i più alti valori di crescita negli ultimi dieci anni. La diffusione delle strutture artificiali per arrampicata e delle falesie attrezzate in tutta Europa, non ha solo fatto esplodere il numero dei praticanti, ma ha modificato in modo importante anche il modo di rapportarsi all’attività.

Questo cambiamento d’approccio rappresenta una sfida importante per le organizzazioni che si occupano della promozione e valorizzazione del climbing che vogliono individuare modalità migliori per intercettare i nuovi praticanti, trasmettere i valori dello sport, rispetto dell’ambiente e sicurezza .

Le quattro organizzazioni CAI (Club Alpino Italiano), Collegio delle Guide Alpine Italiane, FASI (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana) e UISP Lega Montagna (Unione Italiana Sport per tutti), che in Italia rappresentano e organizzano l’arrampicata nelle sue varie declinazioni, si sono incontrate per confrontarsi e valutare la necessità e la possibilità di una sinergia volta alla promozione, valorizzazione e gestione di questa attività.

Sul tavolo temi importanti e “caldi” che hanno stimolato un dibattito acceso e costruttivo che è sfociato nell’unanime decisione di dare vita a un tavolo di confronto e lavoro comune sulle tematiche più importanti dell’arrampicata:

– definizione dei limiti e rapporti tra pratica nel contesto associativo, sportivo e turistico
– definizione dei rapporti tra volontariato e professionismo
– definizione degli ambiti organizzativi, formativi e operativi delle figure esistenti
– definizione e formazione di nuove figure professionali
– promozione della sicurezza trai praticanti
– modalità di gestione della sicurezza nelle falesie attrezzate
– promozione e sviluppo dell’arrampicata tra i giovani
– costruzione di una consulta permanente che possa essere riferimento sul tema arrampicata per istituzioni pubbliche e sportive

Al termine lavori ci si è dati appuntamento a settembre 2015.

Ufficio stampa Club Alpino Italiano

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Alexander Megos ripete First Round, First Minute 9b a Margalef

Il 31/12/2015 a Margalef in Spagna Alexander Megos ha effettuato la terza salita del 9b First Round, First Minute, dopo Chris Sharma e Adam Ondra. Il 01/01/2016 ha poi salito nella stessa falesia First Ley 9a+ e La Ley Indignata 9a.

First Round, First Minute. O meglio, nel caso specifico di Alexander Megos, all’ultimo giro e all’ultimo minuto dato che il climber tedesco ha chiuso il famoso 9b giovedì pomeriggio durante l’ultimo tentativo dell’anno. Situata a Margalef in Spagna, la via di 25 movimenti attraverso uno degli strapiombi più impressionanti di Margalef è stata liberata nel mese di aprile 2011 dopo un intenso corteggiamento da Chris Sharma, e ripetuta da Adam Ondra nel febbraio 2014.

Megos ha chiuso First Round First Minute dopo cinque giorni di sforzi, 3 nel mese di novembre (durante i quali ha ripetuto Demencia Senil 9a+ e salito a-vista Victimes del Passat 8c+) e 2 adesso, e la rotpunkt è arrivata al quarto ed ultimo tentativo della giornata, giovedì 31 dicembre 2015. Dopo aver chiuso l’anno con classe, ha iniziato il 2016 alla grande ripetendo First Ley 9a+ e salendo la partenza diretta di La Ley indignata 9a.

Con First Round, First Minute il 22enne alza l’asticella ulteriormente – questa è la sua salita più difficile fino ad oggi – e il successo segue una serie di altre salite importanti che includono la prima salita più difficile (Supernova 9a+/b, Frankenjura 10/2015), il suo primo 8C boulder (Lucid Dreaming, Bishop, USA, 01/2015), la salita in giornata di Biographie 9a+ a Ceuse (07/2015), la rotpunkt in soli due ore di Action Directe 9a in Frankenjura (05/2014). E, naturalmente, il primo 9a a-vista mondiale, Estado Critico a Siurana in Spagna nel marzo 2013.

SCHEDA: Margalef, Spagna

Alexander Megos ringrazia i sponsor: DMM, Patagonia, Tenaya, Entreprises and Sterling Ropes

20/04/2011 – Chris Sharma, l’intervista dopo la libera di First Round First Minute
Intervista al climber statunitense Chris Sharma dopo la libera di First Round First Minute nella falesia di Margalef in Spagna.

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Chris Sharma e Klemen Bečan sul progetto di più tiri a Mont-Rebei

La terza puntata di Chris Sharma e Klemen Becan sul loro progetto di liberare quello che potrebbe diventare una delle più difficili vie d’arrampicata sportiva multipitch (250m, 9a), a Congost de Mont-Rebei in Spagna.

“Questa è una delle linea più impressionanti che io abbia mai aperto, e quando sarà liberata sarà incredibile!” Chris Sharma e Klemen Bečan ci portano “in un mondo completamente nuovo”, in “una sorta di terra di nessuno” che “fa impallidire tutte le altre zone d’arrampicata sportiva”, ovvero le gole di Congost de Mont-Rebei in Spagna dove lo statunitense ha aperto la nuova via di sette tiri gradate, 6c, 9a, 8b+, 8c, 8c, 7b e 8c+.

Attualmente le temperature sono troppo alte per tentare la via, ma non appena le condizioni miglioreranno i due ritorneranno per tentare la prima libera di questi 250m che potrebbero diventare una delle più difficili vie d’arrampicata sportiva multipitch al mondo.

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Alexander Megos – la simmetria

L’ultimo appuntamento video con Alexander Megos, alla ricerca dei segreti del fortissimo climber tedesco interpretati da Jerry Moffatt.

Esiste un segreto nel successo di Alexander Megos? Una cosa in particolare che lo rende lo strabiliante climber che è? Probabilmente no. È più probabile, conclude il climber britannico Jerry Moffatt che narra quest’ultimo episodio, che esista invece una sorta di simmetria tra le varie caratteristiche del giovane tedesco che rende la somma finale così grande.
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Seized Iranian tanker leaves Gibraltar

An Iranian tanker accused of smuggling oil to Syria left Gibraltar Sunday after being detained for a month, the Associated Press reported.

The trail left by GPS data on Marinetraffic.com, a vessel-traffic monitoring service, reportedly shows the Iranian Adrian Darya 1, formerly known as Grace 1, moving shortly before midnight.

The ship had been detained by British authorities for attempting to breach European Union sanctions on Syria.

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Authorities approved the release of the tanker Thursday despite a last-minute U.S. application to block the release.

The U.S. attempted to seize the ship claiming in an unsealed warrant that the Adrian Darya 1, all petroleum aboard the ship and $995,000 are subject to forfeiture. 

Gibraltar rejected that request, saying it couldn’t comply with the U.S. Justice Department (DOJ) warrant issued Friday because it was bound by EU law.

The vessel’s next destination was not immediately known, per AP.

The DOJ alleged in the complaint that Iran’s Revolutionary Guard Corps (IRGC) used the Adrian Darya 1 as part of a broader scheme to illicitly ship oil to Syria. 

President TrumpDonald John TrumpO’Rourke: Trump driving global, U.S. economy into recession Manchin: Trump has ‘golden opportunity’ on gun reforms Objections to Trump’s new immigration rule wildly exaggerated MORE designated the IRGC a terrorist group in April.

White House trade adviser predicts 'with certainty' a strong economy through 2020

White House trade adviser Peter Navarro on Sunday predicted that a combination of domestic and international economic factors would drive a strong U.S. economy through 2020.

“Before I came to the White House, I spent the better part of 20 years forecasting business cycle and stock market trends and what I can tell you with certainty is that we’re going to have a strong economy through 2020 and beyond with a bull market, and here’s why: things are shaping up well,” Navarro said on ABC’s “This Week.”

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Though his interview followed a week of increasing fears of a recession and a jittery stock market, Navarro cited four factors he said contribute to his economic outlook. 

 

He said the Federal Reserve would be lowering rates going into the holidays, which will directly help investment and indirectly benefit exports. The European Central Bank (ECB) has signaled an upcoming aggressive round of monetary easing, he said, which will help revive Europe’s economy and help build export demand. 

 

 

Navarro also said he thinks China will have another round of fiscal stimulus, helping the world economy by helping developing countries that sell commodities to China. And he said passage of the U.S.-Mexico-Canada trade agreement (USMCA), known as NAFTA 2.0, will provide “thousands of more jobs, more growth points.”

 

Host Martha Raddatz questioned Navarro’s certainty, saying his theory seemed to rest of “a lot of ifs.”

 

“Well, the Fed will be lowering rates,” Navarro responded. “The ECB will be engaging in monetary stimulus. China will be engaging in fiscal stimulus. You’re absolutely right, there is an ‘if’ associated with the USMCA.”

Navarro reiterated his claims on CBS’s “Face the Nation,” saying, “What I’m seeing when I look at all the macro tea leaves is a very strong Trump economy.”

Echoing President TrumpDonald John TrumpO’Rourke: Trump driving global, U.S. economy into recession Manchin: Trump has ‘golden opportunity’ on gun reforms Objections to Trump’s new immigration rule wildly exaggerated MORE’s claims, Navarro blamed any economic turmoil on the Federal Reserve “rais[ing] rates far too fast.”

–Zack Budryk contributed to this report, which was updated at 11:05 a.m.

Support for free trade hits all-time high: poll

Support in the U.S. for free trade has hit an all-time high, according to a poll released Sunday.

Sixty-four percent of Americans surveyed in an NBC/Wall Street Journal poll said free trade is good. It is a 7-point uptick since a 2017 poll and an all-time high, according to the NBC/WSJ survey data. 

Twenty-seven percent of Americans said free trade is bad, a 10-point decrease since 2017.

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The increased support for free trade follows the Trump administration increasing tariffs on a growing number of Chinese goods amid an escalating trade war between the two nations. 

While the conflict has driven fears the trade war is hurting the U.S. economy, as well as American farmers and consumers, and could lead to a recession, Trump administration officials have pushed back on warnings, claiming tariffs are only hurting China.

The poll surveyed 1,000 adults between Aug. 10 and 14. There is a margin of error of 3.1 percentage points. 

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